Nuvole ed onde radio per prevedere i terremoti


Un giorno forse sapremo in anticipo quando la
terra tremerà. A Parma da anni sono in corso studi e ricerche per
cercare di arrivare a formulare previsioni sugli eventi sismici. Il
circolo di Fidenza è impegnato nell’esame di particolari onde a bassa
frequenza. Il geologo parmigiano Valentino Straser: "Utile anche lo
studio dei pianeti e dei fenomeni atmosferici
di Raffaele Castagno


C’è l’Italia sottosopra raccontata da Paolo Rumiz e c’è chi, come a
Parma, i terremoti vorrebbe tentare di prevederli, magari per
esorcizzarli per sempre. Non con riti cabalistici, formule magiche
e pratiche divinatorie, ma affidandosi alla scienza. Così il
circolo radioamatori di Fidenza, come si legge
sull’Informazione di Parma, ha deciso di partecipare alla
sperimentazione dei cosiddetti precursori sismici elettromagnetici.
In parole povere, come spiega il presidende Cristiano Cornini, “si
tratta di individuare determinate onde a bassa frequenza che
vengono emesse dalla rocce quando sono sottoposte a compressione”.




Nel 1996 infatti, durante il terremoto che colpì l’Umbria, un
radioamatore ha registrato un forte disturbo sia durante il sisma
sia per diverse ore precedenti l’evento. Come spiega Cornini in
altri paesi, come gli Stati Uniti, particolarmente interessati allo
ricerche sulla predizione dei terremoti, questi esperimenti
risalgono almeno a vent’anni fa ed hanno trovato accoglienza in
parte della comunità scientifica.




“Il nostro scopo” continua Cornini “è quello di offrire dati agli
scienziati per capire se sia possibile arrivare effettivamente,
incrociando le informazioni, alla previsione di un evento sismico.
E’ per questo che ci stiamo organizzando per attivare altre
stazioni di rilevamento ed, unici in Italia, abbiamo messo tutti le
registrazioni sul nostro sito web, aggiornate in tempo reale, per
confrontarle, ed isolare quindi le frequenze effettivamente dovute
ad un evento sisimico”.




Una ricerca al momento autofinanziata e che si appoggia sulla
disponibilità dei radioamatori, che hanno deciso di dedicare parte
de loro tempo libero alla “caccia” delle “frequenze telluriche”. “
Le apparecchiature” spiega Cornini “sono autocostruite ed hanno un
costo massimo di 100 euro”. Uno studio quindi economicamente
abbordabile, che potrebbe facilmente espandersi, tanto più sei
trovasse un ente interessato a portarlo avanti. Il presidente dei
radiomatori tiene però a sottolineare “come non sia sufficiente
avere solo il rilevatore, perché se poi i dati non vengono inseriti
on-line, attraverso un programma specifico, per confrontarli, non è
possibile discriminare le frequenze”.




Grafico delle frequenze prodotte dal sisma del 2008 a Parma rilevato dai radioamatori di Fidenza


Le rilevazioni del gruppo fidentino hanno già prodotto
interessanti risultati. Nel caso dello sciame sismico che ha
colpito Parma nel dicembre 2008 gli strumenti hanno effettivamente
registrato queste particolari onde a bassa frequenza, non solo
durante il sisma, ma fino a sette ore prima, come tutti possono
vedere consultando il sito web. “Non sappiamo se sia davvero
possibile arrivare a predire un terremoto, ma almeno a livello
empirico, ci sembra esistere una correlazione. Speriamo che con i
nostri dati si possa davvero approdare a qualche risultato concreto”�
.




Il "jackpot" del terremoto

Eppure in Italia sembra aleggiare un certo scetticismo sulle
previsioni deil terremoti, considerate come ricerche di frontiera o
comunque ad uno stato ancora “embrionale”. “Siamo fossilizzati”
afferma il geologo parmigiano Valentino Streser, che da anni studia
questo campo della sismologia. “In altri paesi la predizione dei
terremoti è presa molto sul serio, riceve attenzione anche a
livello istituzionale. Sperimentazioni come quelle del gruppo
fidentino, assolutamente valide, negli Stati Uniti e in Giappone si
fanno da 20 anni. Ci sono molti studi scientifici sull’argomento”
tiene a sottolineare, ribadendo come non si tratti di magia, ma di
scienza, fatta di ricerche serie, documentate e che producono
risultati, decisamente sorprendenti.




Straser non si occupa di frequenze, ma più in generale dei vari
fattori che possono generare un terremoto e quindi, se
correttamente indagati, aiutare a prevederlo. Nel suo studio “
Jackpot for the forecast of earthquakes: the sismic swarm in the
north-western Apennines, December 2008”, pubblicato sulla rivista
scientifica internazionale "New Concepts in Global Tectonics",
spiega come combinando una serie di osservazioni che registrano
cambiamenti termici, magnetici ed elettrici sia possibile appunto
centrare il “jackpot”, cioè ottenere la previsione di un evento
sismico, che gli ha permesso, nello specifico di arrivare a predire
lo sciame sismico occorso lo scorso dicembre 2008, suscitando
l’attenzione anche dell’Assessorato alla protezione civile che ha
mostrato “grande apertura e disponibilità” dice Straser “come
raramente si riscontra nei soggetti istituzionali”.

Il Radon e il terremoto abruzzese

Il “fronte del dubbio” in Italia sembra però particolarmente forte.
In questo senso famosa resta la vicenda di Giampaolo Giuliani che
basandosi sulle emissioni del Radon (un gas) predisse il disastroso
sisma che ha poi colpito l’Abruzzo. “Un caso particolare” commenta
Streser “Giuliani non aveva pubblicazioni scientifiche che
potessero confermare le sue ricerche, il che non vuol dire che il
metodo del Radon non sia valido, anzi per quanto mi riguarda penso
funzioni perfettamente, anche se naturalmente non è applicabile
sempre, perché l’elemento chimico non si trova ovunque” afferma. “
Qui a Parma per esempio non sarebbe possibile”.




Siamo dunque davvero vicini a poter predire un sisma? Straser ne
sembra convinto, benché precisi che i metodi da lui sperimentati
qui a Parma, così come quelli fondati sullo studio delle frequenze,
possono solo prevedere terremoti non pericolosi, insomma quell’a
ttività sismica che si esplica quotidianamente e che spesso non
avvertiamo. “Ma esistono anche strumenti per avanzare previsioni su
grandi terremoti” spiega Straser “legati alle variazioni
gravitazionali prodotte dai pianeti o alle nuvole sismiche”. Così
per esempio ricorda di essere stato in grado di prevedere con
assoluta precisione il terremoto di Sumatra del 2007, studiando
proprio le configurazioni planetarie. “Ma quello che è ancora più
significativo” dice “è che si è giunti alla stessa conclusione,
utilizzando anche lo studio basato sulle nuvole da terremoto”.



Zhonghao Shou

Nuvole da terremoto

Osservare il cielo per svelare i segreti della terra? Pare quasi di
tornare ai tempi delle pratiche degli auguri romani che scrutavano
la volta celeste alla ricerca di presagi. Del resto queste
particolari conformazioni di nubi, ammesso che sia davvero la
stessa cosa, avevano già attratto l’interesse degli antichi. Il
matematico, astronomo e astrologo indiano Varahamihira (505-587),
nel capitolo 32 della sua opera enciclopedica, riferisce di
formazioni nuvolose straordianarie comparse giorni prima di un
terremoto.




Suggestioni a parte, le ricerche scientifiche su questo curioso
fenomeno non mancano, come si può facilmente verificare sul web
cercando earthquake clouds (Eqc), come vengono definite in inglese.
In breve queste nuvole sarebbero di origine non meteorologica,
strettamente collegate all’attività sismica. Ciò risulta in
particolare dai curiosi studi intrapresi da uno scienziato cinese,
Zhonghao Shou, che ha partire dal 1990 è riuscito a formulare, con
successo, previsioni su centinaia di terremoti, proprio analizzando
questo strano fenomeno.




Destò un certo scalpore la sua profezia sul terremoto che nel
dicembre del 2003 colpì l’antica città di Bam in Iran. Lo
scienziato indicò con esattezza il luogo del sisma, stimando una
magnitudo superiore al grado 5.5 della scala Richter (la scossa
ebbe una forza del 6.6). La previsione venne ufficializzata sul web
alcuni giorni prima dell’evento catastrofico (non è quindi “post
eventum”), suscitando l’attenzione delle Nazioni Unite e del
servizio geologico americano, per il quale Shou ha svolto 50
predizioni certificate, “azzecandone” ben 36.




Quale futuro?

Arriveremo al punto di ascoltare alla tv, come già avviene per gli
uragani, ordini di evacuazioni per terremoto? Straser esprime
cautela: “servirebbe la perfetta interazione di tre importanti
fattori. Anzitutto attendibilità e competenza di chi effettua le
previsioni” spiega. Niente “rabdomanti” dei terremoti insomma. “Poi”�
prosegue “il coraggio della autorità politiche e la perfetta
organizzazione dei soccorsi”. Evacuare aree densamente popolate non
è certamente semplice. “Eppure” continua il geologo “in Cina ad
Haicheng nel 1975 le autorità basandosi sulla previsione di un
sisma evacuarono 200.000 persone, salvando loro la vita”. Unico
caso, recita Wikipedia, di terremoto annunciato in anticipo.




Queste ricerche rivoluzioneranno davvero il nostro rapporto con la
terra che trema o sono solo, come pensa una parte dalla comunità
scientifica, una sorta di “santo Graal” della geologia?

(19 agosto 2009)

FONTE:


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